Aggiornamento Settimanale Mercati - 05/03/2018

Pubblicato il: 2018-03-06 13:24:22, nella sezione Notizie e Novità legislative

A cura di IFABrescia

Mercati Azionari
Settimana negativa quella vissuta sui mercati finanziari internazionali, un’ottava che interrompe, in modo anche piuttosto netto in alcuni frangenti, la serie di recuperi visti sugli indici, in particolare quelli americani. Questi ultimi, in poco più di due settimane, erano stati capaci di effettuare una recovery quasi completa del drawdown subìto tra fine gennaio e inizio febbraio, a differenza dell’Europa ancora piuttosto statica nelle variazioni. Il vento è cambiato nuovamente in questa ottava, con segni meno generalizzati e ancora una volta col Vecchio Continente ad amplificare il movimento: l’innesco che ha fatto precipitare gli indici è un mix nel newsflow inerente sia la politica monetaria sia quella economica.
Da un lato il primo discorso del nuovo governatore della FED Powell (sul tema delle strette monetarie) e le parole di quello della BoJ (Kuroda, sulla possibilità di una exit strategy dalle politiche accomodanti), dall’altro gli annunci del presidente USA Trump con la proposta di maggiori dazi su acciaio e alluminio. Tutti motivi che hanno comunque trovato terreno fertile sulla struttura di mercato, indebolita dalla correzione di inizio mese e probabilmente non ancora ‘guarita’ in modo completo. Da qui le vendite da area 2.800 di S&P 500 e proseguita fino al close d’ottava, con l’indice americano che ha finito per perdere quota 2.700 e ‘sperperare’ una parte del recupero effettuato dai minimi. Un -2% che azzera quasi i risultati da inizio anno dell’S&P 500 ma che restano invece ben positivi per il Nasdaq. Aspetto positivo da aggiungere il buon recupero effettuato in close che ha reso meno pesante l’ottava e darà sostegno per l’inizio della prossima.
In Europa lo scenario è desolante: perdite medie nell’ottava per oltre il 3,5% (con il Dax ad amplificare il movimento) e risultati ampiamente negativi da inizio anno (FTSE Mib escluso). Tra i settori più colpiti ritroviamo quelli più legati al ciclo economico e più danneggiati, in senso prospettico, da una contrazione del commercio internazionale causato dal rinnovarsi delle politiche protezionistiche; si salvano in parte settoriali difensivi come Food, Health Care e Media.
Tra gli altri mercati, negativo anche il Nikkei (-3,2%) e i paesi emergenti, questi ultimi con performance variegate (India -0,3%, Cina -4,2%, Russia -3% e Brasile oltre -1,7%). Questo nel contesto di una volatilità (Vix) che, ‘toccato’ il livello soglia a 16, è rimbalzata verso l’alto e si è ridotta in close di settimana. Per concludere, nel breve: il recupero di venerdì è incoraggiante per gli indici USA ma la situazione resta fluida e ancora da monitorare.


Materie prime
In ambito materie prime, gli annunci di Trump hanno avuto l’effetto di deprimere tutto il comparto, sia di quelle più direttamente collegate, come quelle industriali (in media -3%), ma poi anche quelle energetiche. Il WTI Crude Oil cede infatti il 3,5% e torna appena sopra area 60 Dollari al barile. Il maggior rischio dell’azionario non ha però spinto molto l’oro, che rimane in area 1.320 Dollari l’oncia.

Mercati obbligazionari
Settimana complessivamente positiva per l’obbligazionario e finalmente una correlazione inversa con l’equity, visto il fly to quality che ha visto gli operatori spostarsi verso asset class meno rischiose (se pur, in ampi casi, a basso rendimento implicito).
Le dichiarazioni di Powell sulla necessità di quattro ritocchi del costo del denaro nel 2018 hanno avuto l’effetto di far salire il rendimento del Treasury americano nuovamente sopra il 2,90% ma il resto dell’ottava è stato in realtà in discesa ed è prevalsa una logica di maggiore sicurezza per i portafogli ed i governativi USA chiudono la settimana in guadagno. I fondamentali dell’economia americana sono positivi e, secondo Powell, resteranno tali anche nei prossimi due anni, motivo per cui la normalizzazione può continuare, in una logica di equilibrio ‘tra il target di inflazione del 2% e il rischio di un surriscaldamento dell’economia’. Situazione, questa, che porterebbe ad una Fed più interventista e, a livello economico, una probabilità maggiore di una recessione più intensa. Per il 21 marzo, data di riunione del FOMC, le attese vedono ancora un 93% di probabilità di rialzo tassi, nonostante la ‘maretta’ che c’è stata sui mercati.
Nell’ambito della zona Euro, segno più per il basket generale dei governativi a lunga scadenza: l’apporto più significativo arriva dal debito periferico, con i forti acquisti che hanno interessato i titoli di stato italiani (in primis), ma anche spagnoli e portoghesi, ad esclusione di quelli greci, da ormai un mese bersagliati dalle vendite. Da segnalare come dal fronte Bundesbank nuovamente si affermi come un rialzo tassi nel 2019 non sia uno scenario irrealistico e che si avvicina la fine dell’era dei tassi negativi. Arrivano news anche dalla BoJ: il governatore Kuroda ipotizza un’uscita dalla politica monetaria ultra accomodante se l’obiettivo di inflazione sarà raggiunto nell’anno fiscale 2019.
Segni più anche per i governativi fuori dall’area Euro e Dollaro come UK, Canada e Australia. Tra gli altri segmenti obbligazionari, segni meno per l’Emerging Market Local Currency mentre la componente Hard Currency è riuscita a tenere maggiormente. In ambito corporate, debole il segmento US (sia IG che HY) mentre nella zona Euro la componente IG è riuscita a chiudere l’ottava in positivo.

Mercati valutari
In ambito valutario, tutto sommato stabile il cross Euro Dollaro, che rimane in area 1,22-1,23. Per gli altri cross, in tendenziale apprezzamento l’Euro verso la generalità delle valute, con guadagni anche dell’1-2% verso AUD, CAD e GBP.
In controtendenza a questo il cross EUR-JPY, con la valuta giapponese che si rafforza dopo le parole del governatore Kuroda sulla possibile fine del QE.

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