Aggiornamento Settimanale Mercati - 26/02/2018

Pubblicato il: 2018-02-27 08:01:19, nella sezione Notizie e Novità legislative

A cura di IFABrescia

Mercati Azionari
Settimana moderatamente positiva per i mercati finanziari che dà seguito agli ampi recuperi della scorsa settimana. Il mercato americano, dopo una prima parte d’ottava positiva, ha perso tono e forza, ma lo scatto finale in close ha permesso di chiudere l’ottava in progresso (+0,6%). L’S&P 500 si conferma sopra i 2.700 punti, tocca un massimo in area 2.750 e, di fatto, recupera la prima parte della correzione di inizio anno. Percorso similare per il Nasdaq, risultato decisamente più tonico (+1,9%), che recupera quasi i livelli di fine gennaio (pre-correzione) e mostra una maggiore forza.
Nella settimana non sono mancate sedute caratterizzate da nervosismo e riflessione per gli operatori, i quali si trovano ora in un enigmatico guado circa il trend di breve termine: correzione superata e trend ripristinato oppure è lecito attendersi ancora volatilità? Il recupero che vi è stato da un lato spinge a pensare che esista ancora una struttura primaria al rialzo, dall’altro permangono i fattori che hanno dato l’innesco alla fase di storno, primo fa tutti ancora la salita dei tassi di interesse sulla parte medio lunga della curva americana. Ed è proprio dopo la pubblicazione delle minute della Fed che si è avuto un cambiamento di mercato a direzione univoca, ossia con l’azionario e l’obbligazionario che hanno evidenziato segni meno in maniera generalizzata (poi recuperati).
Detto dei mercati americani, anche in Europa il tono è stato positivo, anche grazie ad un indebolimento dell’Euro che ha ridato fiato a diversi comparti dell’azionario europeo. La performance complessiva degli indici del Vecchio Continente è lievemente positivo: Dax e Cac hanno tratto vantaggio dalla discesa del cambio EURUSD), peggio hanno fatto altri indici come FTSE Mib, SMI e FTSE100, sia per motivi legati alla composizione settoriale, sia per contingenze specifiche di paese. E’ il caso dell’Italia che, avvicinandosi ormai la data delle scadenze elettorali, soffre per i timori di instabilità, evidenziati (forse in maniera intempestiva) anche dal presidente della UE Juncker.
Tra gli altri mercati segni più evidenti invece per i paesi emergenti, con Russia, Brasile e Cina che sfiorano il +3% settimanale, mentre l’India ha fatto più fatica. In questo contesto la volatilità (VIX) si è attestata in close in area 16-17, appena sopra quindi una soglia che recentemente ha rappresentato un bivio tra fasi volatili e periodi di uptrend regolare.


Materie prime
Per quanto riguarda le materie prime, continua la fase di rivalutazione del prezzo del petrolio dopo i segni più della scorsa settimana. Il WTI ripiega nella prima parte dell’ottava ma poi riprende quota e sfiora area 63 Dollari al barile in close.
Debole l’oro (che soffre per la rivalutazione del Dollaro), con prezzi che si muovono verso la parte bassa del range 1300-1350 Dollari l’oncia. Deboli invece i metalli industriali.

Mercati obbligazionari
La fase di instabilità sui tassi di interesse a medio lungo nell’area Dollaro USA ha anche questa settimana penalizzato i titoli di stato del Tesoro americano: un’altra limatura ai prezzi nella prima parte dell’ottava con i rendimenti del decennale USA che hanno toccato area 2,95% (nuovo massimo) per poi ripiegare anche sotto il 2,90%. In settimana le minute della Fed non hanno chiarito perfettamente l’entità degli interventi che ci si potrà aspettare dalla banca centrale americana.
Una interpretazione ‘hawkish’, come quella di alcune case d’affari, non escludono addirittura cinque rialzi dei tassi, due in più rispetto al percorso che la stessa Fed prevede nel suo dot plot. Fase incerta dove le previsioni lasciano il tempo che trovano, tra l’altro anche con indicazioni diverse sui segmenti di curva: la parte più a breve piatta, mentre l’yield del decennale e trentennale era temporaneamente salito. Un comportamento più interventista da parte della Fed sarebbe coerente con le proiezioni economiche attuali, soprattutto dopo i dati relativi a inflazione e salari, oltre che all’impatto della riforma fiscale di Trump, tuttavia resta ancora difficile valutare la frase della Fed “…un outlook più solido della crescita economica ha aumentato le probabilità che un ulteriore rialzo graduale dei tassi sia appropriato”. Intanto però il mercato ha prezzato diverse emissioni di US GOV ai rendimenti massimi degli ultimi anni. Tecnicamente, area 3% sta facendo però sentire il suo peso, confermandosi per ora barriera per la risalita dell’yield.Più prudente il numero uno della Federal Reserve di St. Louis Bullard, dell’idea che 100 punti di incremento dei tassi nel 2018 sia esagerato e non necessario.
Nell’ambito della zona Euro, piatti gli indici obbligazionari governativi, risultato frutto della discesa dei prezzi in area tedesca (il rendimento del Bund decennale è infatti sceso da 0,75% a 0,65%) ma piuttosto per l’area periferica, Italia in primis. Il BTP soffre per la percezione di una possibile incertezza politica con gli operatori timorosi che si apra nuovamente qualche ‘varco’ nella fiducia dei mercati verso l’Italia. Negativo anche il comportamento dei titoli di stato spagnoli e soprattutto greci che, nell’ultimo mese, hanno perso oltre il 6%.
Tra gli altri segmenti obbligazionari, segni meno per gli indici emergenti, sia sul lato ‘Hard’ sia, soprattutto, per quello ‘Local’. In ambito corporate, negativi (in modo moderato) tutti gli indici ad eccezione dell’IG area Euro: si conferma ancora una fase debole per il debito societario (il corporate USA IG ha perso oltre il 2,5% da inizio anno).

Mercati valutari
In ambito forex, settimana favorevole al Dollaro che dal quasi 1,245 di inizio settimana torna su valori che fanno piacere anche ai mercati (area 1,23), delineando anche un doppio massimo in area 1,25.Si rafforzano anche lo Yen giapponese e la Sterlina britannica, fermo invece il cross EURCHF. Apprezzamento anche delle valute emergenti: Rublo, Zar, Real BRL in un movimento che è stato piuttosto generalizzato.


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